L’etica sportiva questa sconosciuta.
di Martino
Di Simo (2013)
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| Aristotele |
Se la memoria non mi tradisce il primo accenno al doping fu fatto in occasione dell’Assemblea ad Aosta. Fu un riferimento molto fuggevole, durante un intervento, non ricordo chi propose il problema, forse andando a cercare i documenti, se esistono ancora, si potrebbe trovare. Questo grido di allarme fu sottovalutato da tutti. Forse i tempi non erano maturi ma ora che lo sarebbero, noi veterani, non siamo pronti. Mi chiedo se anche noi siamo corresponsabili perché non abbiamo cercato di opporci a questo stato di cose. Dai veterani è stato sollevato il problema e a parole condannato, ma non sono state realmente prese le distanze. Il buon Giovanni Salbaroli è un ottimo testimone delle ore trascorse al computer e grazie a Skype, ci siamo confrontati per ore e per tantissimi giorni su questo tema. Posso essere d’accordo con chi pensa che il progetto, inizialmente Evems e successivamente Vems, non sia di facile apprendimento e di semplice attuazione. Il concetto che abbiamo esposto, Giovanni Salbaroli, Nino Costantino, io e tutti i veterani di buona volontà, è quello di dare un appoggio, un aiuto a chi prepara i giovani alla pratica di uno sport. Il messaggio, ridotto in termini molto minimali, che volevamo veicolare era quello che il doping è una truffa, prima verso la propria persona e poi verso
Ci sono sempre dei momenti in cui le persone si
riempiono la bocca di parole che vanno di moda come democrazia e ora etica. Tutte
le cose devono essere etiche, io non vedo alcun cambiamento rispetto a prima.
Di etica ne parlava già Aristotele e a distanza di millenni siamo sempre lì
discuterne. Etica, dal greco ethikos morale,
éthos costume, “termine filosofico” La parte che tratta della morale.
Durante i colloqui con Salbaroli sono andato alla
ricerca dell’etica nello sport in diverse parti del mondo. Mentre noi siamo
sempre alle chiacchiere, ai distinguo, ai risolini dietro le spalle, nelle
altre nazioni del mondo, soprattutto nei paesi nordici, c’è un maggiore
rispetto verso lo sport dei giovani. Infatti, lo sport nelle scuole è visto più
come un gioco, più un’attività fisica, un accrescimento fisico mentale, che una
possibile vittoria o l’occasione di essere un futuro campione. Sono i genitori
e i preparatori dei giovani allievi in queste scuole nordiche che sono
responsabili del rispetto dell’etica e, se non fosse rispettata, gli alunni o i
genitori sarebbero allontanati dalla scuola. Noi siamo lontani anni luce da
questi esempi, in Italia e noi veterani, siamo pieni di dubbi, di se e di ma,
pensiamo che debbano essere gli altri a prendere delle decisioni. Eppure
dovrebbe essere un compito nostro, altrimenti non possiamo lamentarci, se lo
sport è finito in mani di maneggioni e di persone che hanno poco a che fare con
lo sport pulito.
In Sicilia, grazie all’interessamento del
Consigliere Nazionale Dott. Antonino Costantino, abbiamo sperimentato un
progetto nelle scuole, sia in provincia di Siracusa, sia in provincia di
Messina. Nonostante ci sia stato un protocollo d’intesa tramite il MIUR, nelle
scuole è un emerito sconosciuto e inapplicato. Così pure dicasi per il
protocollo d’intesa con il Panathlon, anche loro hanno sentito l’esigenza di
propagandare l’etica forse con qualche risultato in più.
Tempo fa la parola più comune era democrazia ora è
di moda l’etica. Etica deve essere nella politica, nella casa, nell’ambiente,
nello sport, nella scuola etc. etc. ma oltre a riempirci la bocca di queste
parole cosa abbiamo fatto in concreto? Il problema lo abbiamo buttato oltre le
spalle, augurandoci che se ne occupasse qualcun’altro, si è fatto finta di non
comprendere, di non capire. Mutuando un’idea di Giovanni Salbaroli, credo che
la vera etica sarebbe quella di premiare, durante l’annuale festa dell’”Atleta
dell’Anno”, atleti che certificano di non aver fatto uso di sostanze dopanti.
Questa sarebbe vera etica, un sicuro messaggio al mondo sportivo, ma chi avrà
il coraggio di farlo? Stando così le cose nessuno. Continueremo a buttare la
cenere sotto il tappeto. Certamente non fa etica sportiva chi, per fini
personali, si adopera per disfare una squadra faticosamente coesa. Come non è
etico non recepire messaggi, che provengono dall’atleta, da una squadra, da un
socio, che hanno il bisogno di essere ascoltati. Chi non ha la capacità di
ricevere questi messaggi, non sarà mai un allenatore, un preparatore o un
dirigente, anzi bloccherà la crescita di chi vuol esprimere qualche cosa o
della squadra o della persona. Aumenterà
la conflittualità tra le persone e questo andrà a detrimento della squadra,
della società e successivamente anche della propria immagine.
Se noi veterani e il nuovo Consiglio Direttivo, non
sentiamo la necessità di dare un esempio concreto ed etico al mondo dello
sport, andando anche a cozzare contro i poteri forti economici e sportivi,
abbiamo perso lo scopo della nostra Unione. Dobbiamo dare un esempio concreto e
al momento del rinnovo della nostra quota sociale o quando si accetta un nuovo
socio, sarebbe opportuno firmare un’autocertificazione in cui si dichiara che
durante la nostra vita di atleta non si è assunto sostanze atte a modificare lo
stato fisico o come allenatore, dirigente, ecc. ha mai prescritto o consigliato
ai propri atleti atteggiamenti o sostanze dopanti. Solo in questo caso possiamo
scrivere che la nostra
Unione ha applicato la dura legge dell’etica altrimenti non
solo saremo complici ma anche testimoni di furbetti dello sport e in questo
caso avremmo tradito lo spirito etico dello sport.
Per chi voglia documentarsi su quello che è stato
fatto sull’etica in Italia o all’estero troverà alcune ricerche da me eseguite
su www.unvssiciliaecalabria.com
sotto il titolo “ETICA NELLO SPORT”.
Tra pochi giorni saremo sotto elezioni sia
politiche, sia pontefice, sia dell’Unione dei Veterani. Che periodo strano è
questo? Si sente nell’aria odore di rivolta verso chi, fino ad ora ha gestito
il potere, il popolo sente il bisogno di un radicale cambiamento, di una
svolta.
Farebbe
parte dell’etica sportiva che anche i nostri dirigenti nazionali, Presidenti e
Consiglieri Nazionali presentassero, durante la prossima Assemblea ,
una relazione che rispecchiasse il compito loro affidato in questi ultimi quattro
anni. Hanno fatto bene premiamoli, non hanno compiuto il loro programma?
Sarebbe opportuno consigliargli di fare spazio a chi ha voglia di fare. Altrettanto
etico sarebbe che i futuri dirigenti nazionali presentassero i loro programmi,
cioè come intendono risollevare le sorti di questa Unione. C’è tanto bisogno di
uomini di buona volontà, di poche chiacchiere ma fattivi, avendo a disposizione
tempo, carisma e passione. L’etica vorrebbe anche che fosse chiaro un piccolo
concetto che la squadra funziona se ci sono portatori di idee, dimostrando che
hanno la forza di portarle avanti, perché con tanti generali e pochi soldati no
si va molto lontano. Anzi. E’ facile parlare di etica è più difficile metterla
in campo.
