da "Il Veterano Sportivo" APRILE 1984
A Los Angeles quali Olimpiadi?
All'indomani dei campionati mondiali di atletica, svoltisi a Helsinki lo scorso anno, sorsero non poche polemiche sull'uso di sostanze che favoriscono le prestazioni fisiche. Nell'occhio del ciclone
soprattutto la reinfusione, o autotrasfusione, attraverso la quale si vuole
aumentare la capacità del sangue di trasportare ossigeno. I globuli rossi del
sangue, infatti, vengono spesso paragonati a vagoncini, proprio perché ognuno
di loro contiene una quantità di emoglobina, la sostanza che lega l'ossigeno.
Sull'autotrasfusione sì oppure
no, i pareri sono divisi; ma noi oggi non vogliamo parlare (o casomai lo rinviarne ad altra occasione) di questo tipo di aiuto offerto all'atleta, anche perché si
è ancora molto incerti se considerarlo un vero doping e come tale trattarlo.
Piuttosto vogliamo parlare — per quanto
ci consentono le nostre cognizioni — della somatropina, o ormone della
crescita o, anche, STH (da Somalo Tropin Hormon). La somatropina è prodotta
dall'ipofisi, che è una ghiandola endocrina (cioè a secrezione interna ,
situata alla base del cervello, piccola ovale, con misure di lunghezza di un
centimetro e mezzo e di larghezza di un centimetro, che agisce come equilibratrice del nostro sistema fisico. La somatropina è uno stimolante della crescita ossea,
che agisce sulle cellule cartilagine e delle ossa lunghe (ulna e radio del braccio,
tibia e perone della gamba), soprattutto nei primi anni di vita, stimolando la
trasformazione in tessuto osseo e nel contempo allungando gli arti. Quando un
uomo diviene adulto, la calcificazione delle ossa vieta l'ulteriore azione
della somatropina e l'individuo non cresce più, evitando fenomeni di
gigantismo.
All'opposto differenti
alterazioni dell'ipofisi provocano l'arresto della somatropina e quindi il
fenomeno del nanismo. Ora questo ormone della crescita ossia la somatropina,
non era mai stato impiegato se non per correggere casi di nanismo, prelevandola
dai cadaveri di giornata per essere appunto iniettata su individui rimasti
troppo piccoli, proprio per la scarsa produzione di somatropina fatta dalla
loro ipofisi Invece, un medico americano, il dottor Robert Kerr, californiano
per giunta (e Los Angeles, che ospiterà le prossime Olimpiadi, si trova proprio
in California) ha impiegato questa somatropina su individui già sviluppati al massimo,
assicurando una costante crescita della massa muscolare e un aumento della
forza organica.
Il dottor Kerr non nasconde
affatto la cura ma anzi la pubblicizza al massimo, affermando che atleti di ben
diciannove Paesi sono suoi clienti. Il dottor Kerr ha persino pubblicizzato la
sua «cura» su il «Los Angeles Times», dicendo che una cura completa di
somatropina consta di 30-40 dosi, ognuna delle quali, iniezione compresa,
costa 45 dollari, all'incirca 80 mila lire. Quindi una cura completa costa
all'incirca dai 2 ai 3 milioni.
Ne vale la pena? Kerr, che oltre
che medico è anche un ottimo propagandista della sua cura, ha reso noto che un
suo assistito ha stabilito un fenomenale primato del mondo pochi mesi dopo aver
finito la cura.
Come è noto molti medicinali
hanno trovato sulla loro strada, quella dell'impiego per rendere più facile
l'ottenimento di una prestazione sensazionale, il loro contraltare, ossia al
loro uso il divieto di essere impiegate pena la squalifica dell'atleta, che vi
era incorso nell'impiego. Fra i tanti proibiti gli anabolizzanti, che hanno il
potere di aumentare la potenza muscolare, per cui, fattone divieto, spesso i
risultati ottenuti dagli atleti in manifestazioni di livello mondiale
costituiscono autentiche sorprese.
Ma finora la somatropina sfugge
alle analisi di laboratorio, le quali non sono in grado di stabilire, con
assoluta certezza, e con inequivocabile garanzia, la sua presenza.
Così, a Lqs Angeles, si rischia
di avere dei primati inquinati da questa sostanza, che avrebbe enorme potere,
specie se associata al testosterone; e perciò di fronte ad una vittoria, per
quanto superba, resterà in tutti un dubbio. Ci si chiederà: «È vera gloria?»,
combattuti dall'incertezza se il campione olimpionico e gli altri appena dietro
di lui avranno fatto o meno la «cura Kerr». Il quale, sia chiaro, si guarderà
bene dal divulgare l'elenco dei suoi clienti.
Ecco, quindi, la natura del
nostro titolo: A Los Angeles quali Olimpiadi? È un dubbio che ci turba
enormemente. E vorremmo che gli atleti di qualsiasi parte del mondo che
pensassero alla cura Kerr, dal prezzo veramente stracciato, se si pensa ai
benefici attuali di cui può godere un campione olimpionico sotto il profilo economico,
riflettessero, però, su quanto ha affermato l'endocrinologo svedese professor
Dymling. Infatti l'eminente medico scandinavo ha detto che, associando nell'adulto
testosterone e somatropina, c'è il rischio di indurre a prodursi l'acromegalia,
caratterizzata dallo sviluppo abnorme degli arti e della testa e al raggrinzimento
della cute, oltre, a lungo andare, al mancato assorbimento di glucosio che è
il principale motore del muscolo e che può portare anche al diabete.
Basterà questo per indurre gli
atleti al ripensamento? Auguriamocelo, perché le Olimpiadi nate con l'uomo
restino dell'uomo, Dell'uomo così com'è, con i suoi pregi e i suoi difetti, con
la voglia di far meglio grazie ai propri mezzi, senza l'ausilio di agenti
esterni al proprio «io» fisico e psichico.
Carlo Monti
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