da "Il Veterano Sportivo" Maggio 1984
Le olimpiadi moderne
Gli sviluppi
politici legati all'invasione dell'Afghanistan ed il conseguente boicottaggio degli Stati Uniti e di molti altri Paesi, privano la XIII olimpiade di molte
presenze.
Il 19 luglio
1980 sfilano, nel rinnovato stadio Lenin, soltanto 81 Paesi. Bisogna risalire
al 1956 per ritrovare una partecipazione olimpica così scarsa. Mancano, tra i
Paesi di grande tradizione olimpica, Stati Uniti, Germania Federale, Giappone Kenya Canada, Argentina, Norvegia e Cina Popolare che avrebbe dovuto partecipare per la prima volta.
La prima
medaglia d'oro dell'atletica è di un italiano, Maurizio Damilano, un
ventitreenne ragazzo di Scarnafigi (Cuneo) che taglia il traguardo un minuto e
dieci secondi prima del sovietico Pochinchuk e due minuti e mezzo prima del
tedesco Wieser.
La sua gioia è completata dall'arrivo del fratello Giorgio che
si piazzerà undicesimo. Si è trattato di una gara purissima che solo 25 atleti,
dei 35 partiti, hanno portato a termine. Ben sette sono stati squalificati dai
severissimi giudici.
Ai russi non va
bene neppure nei 50 km .
di marcia dove vince il tedesco orientale Gauter davanti allo spagnolo Jorge
Llopard che conquista per il suo paese la prima medaglia dell'atletica leggera.
Malgrado le
grandi assenze, il livello tecnico delle gare di atletica leggera è piuttosto
elevato. Lo attestano i 7 records mondiali e i 103 primati olimpici battuti.
Nell'alto vince
con m. 2,36, battendo il record del mondo, il ventenne tedesco Wessing.
L'Italia, malgrado i progressi registrati nella specialità, riesce a piazzare
solo Tamberi al quindicesimo posto.
Un altro record
del mondo cade nell'asta, dove il polacco Kozakiewicz, tra l'inspiegabile
ostilità del pubblico, vince con m, 5,78. Grande anche la gara del martello
dove il russo Yuri Sedikh lancia immediatamente a m. 81,80, nuovo record del
mondo, congelando subito la gara.
Urlando,
piazzandosi settimo con m. 72,20, uguaglia il nostro miglior piazzamento
olimpico ottenuto nel 1948 da Teseo Taddia. Nel lungo vince il ventunenne
tedesco Dombrowski che, con m. 8,54 ottiene la migliore misura mai raggiunta a
livello del mare ed il nuovo record europeo.
È una
grandissima gara di salto, con tutti i finalisti oltre gli otto metri. Anche il
lungo femminile non è da meno. Vince la sovietica Kolpanova
con m. 7,06 seguita dalla tedesca Wujok e dall'altra sovietica Skachko
anch'essa oltre i 7 metri .
Ben sei atlete vanno oltre il precedente record olimpico.
Ma la grande
gioia viene per noi con la vittoria bellissima di Sara Simeoni nell'alto con
m. 1,97 che viene a chiudere un capitolo iniziato con l'argento ottenuto a
Montreal.
Nel triplo,
dove vince il sovietico Undmae, Saneyev fallisce il tentativo di uguagliare il
record di Oerter che aveva vinto quattro medaglie d'oro consecutive nel disco.
Conquista però la medaglia d'argento con un onorevole 17,24. A 35 anni non è
impresa da poco.
Dove pesa
l'assenza americana è soprattutto negli ostacoli dove vincono, con discrete
prestazioni, i due tedeschi Munkelt con 13"39 nei 110 e Beck con
48"70 nei 400.
Buona prova
(quinto) del nostro Fontanella nei 1500 vinti dal grande Sebastian Coe che si
rifà della sconfitta subita negli 800.
Notevole anche
l'impresa della trentacinquenne gazzella etiope Miruts Yifter che trionfa nei
5000 e 10000 metri . La maratona va
a Cierpinski che vince, uguagliando il leggendario Bikila, la seconda olimpiade consecutiva. Bronzo per
l'Italia nella staffetta 4x400 che ottiene l'unica medaglia della sua storia atletica in questa specialità.
Ma il grande
momento viene per noi alle 20,10 del 28 luglio, quando si disputa la gara dei 200 metri . Mennea, uscito dalla curva con due metri di svantaggio sullo scozzese Wells, recupera prodigiosamente sul rettilineo e negli ultimi metri brucia l'avversario e
vince con due centesimi di secondo di vantaggio. È una grande
vittoria per il barlettano. La inseguiva dal 1972.
Trionfo dei
Paesi del mondo orientale nel ciclismo che lasciano agli occidentali una sola
medaglia: l'inseguimento individuale vinto dallo svizzero Dill-Bundi che batte
il francese Bondue, oggi piuttosto famoso in campo professionistico. Guido
Bontempi è quarto nel chilometro a cronometro e lo stesso piazzamento ottiene
nella prova a inseguimento a squadre dove in passato riuscimmo a vincere ben
sette volte su quattordici.
Nella
ginnastica mancano i giapponesi e l'interesse delle gare ne risente. Si rivede la mitica Nadia Comaneci ,
ora diciannovenne, che conquista ancora l'oro nel corpo libero e alla trave.
Il nuovo re della specialità è però il russo Alexander Dityatin venticinquenne
di Leningrado che, conquistando tre medaglie d'oro (anelli, concorso generale
individuale e a squadre) e quattro d'argento, si dimostra degno erede del
grande Andrianov.
Dominio dei
sovietici nella lotta greco-romana in cui conquistano cinque delle dieci
medaglie d'oro a disposizione e dominio ancora più netto, dei medesimi, nella
lotta libera dove, mancando americani e giapponesi, conquistano sette medaglie
d'oro su dieci. Una delle tre restanti è nostra. La conquista Claudio Pollio
che ci regale la prima medaglia d'oro nella storia della lotta libera. Analogo
regalo ci giunge anche dal ventiduenne bresciano Ezio Gamba nello Judo. È un
grande successo per l'Italia specie se si considera che abbiamo vinto l'oro con
un solo atleta partecipante, a causa della forzata assenza dei militari.
Nel pugilato
otteniamo una vittoria con Patrizio Oliva, un welter leggero che verrà definito
il pugile più tecnico del torneo.
Si riafferma la
prestigiosa scuola cubana che presenta ancora il grande Stevenson che vince la
sua terza medaglia nei massimi.
Dominio della
Francia nella scherma che vince quattro degli otto titoli in palio e che
presenta una nuova stella: Pascale Trinquet. Nella sciabola a squadre Michele
Maffei, alla sua quarta olimpiade, conduce l'Italia alla conquista della medaglia
d'argento.
Nel tiro a volo
Luciano Giovannetti, un trentacinquenne toscano, alla sua prima esperienza
olimpica, conquista con 198 piattelli, la medaglia d'oro.
Nel tiro con
l'arco otteniamo un bronzo con Giancarlo Ferrari, che conferma il piazzamento
di Montreal, mentre nel calcio la Cecoslovacchia conquista il suo primo alloro
olimpico sulla RDT, favorita della vigilia.
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| Ecco l'intrepido «otto» dell'U.C. Livornesi, «argento» alle Olimpiadi di Los Angeles nel 1932. (Foto Bartolozzi - B.S.N. Coni) |
Nel
canottaggio, tanto per cambiare, i tedeschi dell'Est conquistano sette delle
otto medaglie in palio. L'unica vittoria non tedesca va al leggendario vigile
del fuoco finlandese Pertti Karppinen, che domina nello skiff.
Nell'hockey su
prato l'India, approfittando dell'assenza della sua eterna rivale, il
Pakistan, conquista la sua ottava vittoria olimpica e riporta in Asia il
titolo che non era stato vinto da quel continente solo in due storiche
occasioni: 1972 (Germania Ovest) e 1976 (Nuova Zelanda).
In questo sport
fanno il loro esordio anche le donne che vedono vincere la squadra dello
Zinbabwe (ex Rhodesia) che ottiene la prima vittoria olimpica della sua storia
sportiva.
Nel nuoto,
malgrado l'innegabile vuoto creato dall'assenza degli americani, i risultati
sono ugualmente buoni. Lo attestano i sette records mondiali (sei delle donne
e uno degli uomini) e i 238 records nazionali battuti.
In evidenza su
tutti il sovietico Vladimir Salnikov che, nei 1500, abbatte lo storico muro
dei 15 minuti. Tra le donne la reginetta è la RDT Rica Reinisch
che domina nel dorso, migliorando quattro volte il record mondiale e
conquistando tre medaglie d'oro. L'Italia delude e conquista l'unica medaglia,
peraltro di bronzo, con Cagnotto.
Nella
pallacanestro, assenti i grandi maestri americani, ne approfitta la Jugoslavia
che vince la medaglia d'oro battendo in finale una sorprendente Italia che si
era permessa il lusso di sconfiggere, in precedenza, i fortissimi padroni di
casa.
Nelle prove
equestri, il ventottenne triestino Roman su Rossinon vince il Concorso
completo.
Volendo fare un
bilancio, è facile notare come l'Unione sovietica, approfittando dell'assenza
americana, ottiene il più grande numero di medaglie della sua storia. Sono ben
194 di cui 80 d'oro, 69 d'argento e 45 di bronzo. Nettamente seconda è la RDT
con 126 medaglie di cui 47 d'oro, 36 d'argento e 43 di bronzo.
L'Italia, tra i
paesi occidentali, fa meglio di Francia e Inghilterra, conquistando 8
medaglie d'oro, 3 d'argento e 4 di bronzo. È un buon bottino specie se si
considera che si tratta di medaglie ottenute per lo più in specialità in cui
meno hanno inciso le assenze e che il nostro paese è stato l'unico a rinunciare
al contributo degli atleti militari. Con Guarducci nel nuoto, Mariani nello
Judo, Scartezzini, Di Giorgio e i velocisti della 4x100 in atletica e
soprattutto Masala nel pentathlon militare, avremmo certamente rimediato
qualche medaglia in più.
Torniamo quindi
da Mosca a testa alta. Il fatto che in 48 specialità siamo riusciti a piazzare
almeno un atleta tra i primi dieci, sta a testimoniare il grande lavoro tecnico
ed organizzativo svolto ed il grande impegno profuso dagli atleti.
Finisce qui la
nostra breve storia delle olimpiadi antiche e moderne.
Nel riviverle
insieme, ci sono passati davanti agli occhi tanti personaggi piccoli e grandi
che sono stati i protagonisti di questa affascinante avventura. Quest'anno, a
Los Angeles, se ne scriverà un nuovo capitolo. Saranno certamente delle
olimpiadi grandiose come grande è il popolo che le ospita che ha scritto, nella
storia dello sport, delle pagine bellissime.
Angelo Ciofi

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