Da Il Veterano
Sportivo Marzo – Aprile 1983 N° 2
Andiamo a Palermo
Il primo numero del 1983
in ritardo: perché?
di Carlo Monti
Dopo l'assemblea elettiva, di Salsomaggiore,
lo scorso anno ci siamo recati a Bologna; adesso è la volta di Palermo, a
conferma che la nostra
Unione è veramente nazionale e abbraccia tutti i veterani
dall'estremo lembo delle Alpi fino alla Sicilia. Come Bologna anche Palermo è
un'assemblea non elettiva; ma forse proprio per questo ci auguriamo che il
dibattito sia più aperto ai molti temi che travagliano la nostra associazione
e, in genere, il nostro Paese.
L'Unione ha sempre
"gemallato" i giovani, perché da loro venga quella continuità di
intenti, di amore per lo sport, di sacrificio sentito, che nessuna medaglia,
nessuna onoreficenza, nessun encomio può ripagare con altrettanta simbolica moneta.
E' questo il punto fondamentale; che
l'amore per lo sport sia un momento di gioia intima, al di là e al di fuori di qualsiasi
premio. E questa convinzione deve essere ben radicata sia nei veterani che nei
giovani; ma vorremmo che fossero proprio i veterani a battere con un maglio
robusto questo tasto. E sinceramente vorremmo che fosse così, anche se,
talvolta, le apparenze negano questo atteggiamento.
Vorremmo essere smentiti dai fatti e
Palermo - città indubbiamente lontana per molti veterani e per molte sezioni - ne
può essere una prova. Sappiamo di alcune sezioni che hanno già organizzato il
loro viaggio e che altre stanno seguendo il loro esempio. I sondaggi fatti
dagli stessi organizzatori siciliani hanno confermato la validità della sede
di questa ventiduesima assemblea; ma se altri hanno perplessità per la lunga
trasferta, che comporta anche un impegno finanziario non indifferente,
vogliamo loro dire di fare ogni sacrificio per onorare questa assemblea e per
far sentire agli amici siciliani tutto l'affetto e la considerazione che in
realtà meritano ampiamente.
Amici veterani, fate un sacrificio:
per molti di voi sarà pesante; ma andiamo insieme a Palermo con qualsiasi mezzo
e soprattutto con la grande passione e lo sconfinato amore che meritano gli amici
isolani e di cui è degna la
nostra Unione.
I veterani si saranno chiesti perché
la nostra rivista "II Veterano Sportivo" non giunge più nelle loro
case. In moltissimi lo hanno atteso invano ai primi di marzo; poi alla metà,
poi alla fine. E sarà forse giunto da loro pochi giorni prima del recapito del
secondo numero di quest'anno. E' ovvio che il mancato recapito nelle case dei
nostri veterani abbia suscitato perplessità e commenti negativi. E noi, ora,
siamo qua a dare una spiegazione al ritardo del primo numero del 1983 che, come
sapete, è diventato bimestrale e viene stampato a Roma, appunto dal primo
gennaio.
E' la burocrazia questa volta
l'imputata. Infatti stampato il "Veterano Sportivo abbiamo dovuto
cambiare presso il Tribunale di Milano la denominazione da "mensile"
a "bimestrale", il che non ha comportato soltanto l'esborso di qualche
liretta per la carta bollata, ma anche l'attesa di qualche settimana, come
sempre succede quando si viene a contatto con la burocrazia.
Poi le poste repubblicane: prima di tutto
siamo passati dal gruppo tre di spedizione al gruppo quattro; poi per spedirlo
abbiamo dovuto anticipare oltre tre milioni (che verranno restituiti con il
prossimo numero) e rifare poi il libretto di spedizione poiché questa avviene
ora da Roma e non più da Milano. Sembrava una prassi scontata; invece ci sono
voluti giorni è giorni di attesa, qualche volta di insofferenza e di sofferenze.
Basti pensare ad un ultimo episodio:
a Roma per la spedizione abbiamo mandato un assegno circolare. Con questo assegno
è andato il consigliere Bagaglia alla Direzione Generale delle Poste per
l'ultimo round. Non andava bene; occorrevano contanti. Il nostro Bagaglia ha
dovuto così recarsi alla propria banca, farsi cambiare l'assegno, farsi dare i
contanti. E finalmente la strada si è fatta in discesa. Abbiate pazienza, cari
veterani, e scusateci tanto, ma il contrattempo non va attribuito a nostra
negligenza.